Faq ed informazioni

In questa sezione potrete trovare le risposte alle domande più comuni che magari non osate chiedere oppure sfatare miti bufale o leggende sulla canapa sativa. Aspetti salutistici, nutrizionali o prestazionali che la canapa agevola o aumenta, come la riduzione del tempo di recupero muscolare post sport, o il rafforzamento del sistema immunitario, è uno degli alimenti più ricchi e facilmente digeribili.

Aspetti legali

Cosa dice la nuova legge sulla canapa sativa?

La nuova legge sulla Canapa Sativa è stato un momento storico per tutto il settore: il 14 Gennaio 2017 è infatti entrata in vigore la legge che regolamenta la canapa industriale italiana. La legge era stata inizialmente proposta dal Movimento 5 Stelle con Loredana Lupo come prima firmataria, per poi diventare un testo unificato con racchiuse anche le proposte di Adriano Zaccagnini (Sel), Nicodemo Oliverio (Pd) e Dorina Bianchi (Area Popolare).
La legge era stata proposta nel 2013 e dopo l’approvazione è passata in Senato dove è stata approvata il 14 Gennaio 2017. “Oggi”, aveva affermato il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo,

si ha finalmente un quadro legislativo che può valorizzare le caratteristiche distintive della canapa in italia dove si sta verificando una rapida diffusione della coltivazione dalla Puglia al Piemonte.

Gli ha fatto eco il ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina

Per l’italia si apre la strada per recuperare la leadership del passato

La nuova legge sulla Canapa Sativa può dare una spinta definitiva ad una moderna filiera della canapa italiana, sfruttando le potenzialità di questa pianta nei più disparati settori di utilizzo. Le sue doti, dal punto di vista ambientale, che la rendono una coltura adatta a combattere l’inquinamento, ridurre gli effetti devastanti dell’uomo sul clima e in generale contribuire a creare un modello sostenibile di sviluppo economico.
Nonostante la coltivazione di canapa industriale non sia mai espressamente stata vietata nel nostro Paese, la mala interpretazione delle leggi antidroga ha portato le forze dell’ordine ad arrestare e sequestrare le coltivazioni di chi negli anni ’70 e ’80 aveva provato riprendere la coltivazione della canapa da fibra o da seme.
Ora ci sarà una legge quadro in grado di dare una spinta ad un settore in cui eravamo i primi al mondo per la qualità del prodotto fino agli ’50 del ‘900.

Cosa cambia con la legge nuova?

La nuova legge sulla Canapa Sativa ha introdotto delle novità e sono principalmente 3:

  • non è più necessaria alcuna autorizzazione per la semina di varietà di canapa certificate con contenuto di THC al massimo dello 0,2%. Quindi significa che la comunicazione alla più vicina stazione forze dell’ordine NON è più necessaria. Gli unici obblighi per il coltivatore sono quello di conservare i cartelli della semente a dodici mesi e di conservare le fatture di acquisto della semente per il periodo previsto dalla normativa vigente.
  • La percentuale di THC nelle piante analizzate potrà oscillare dallo 0,2 al 0,6% senza comportare alcun problema per l’agricoltore. Gli eventuali controlli verranno eseguiti da un soggetto unico e sempre in presenza del coltivatore, e gli addetti al controllo sono tenuti a rilasciare un campione prelevato per eventuali contro-verifiche. Nel caso in cui la percentuale di THC dovesse superare lo 0,6% l’autorità giudiziaria può disporre il sequestro o la distruzione della coltivazione, ma anche in questo caso “è esclusa la responsabilità dell’agricoltore”.
  • Sono previsti finanziamenti nell’ordine massimo di 700mila euro l’anno “per favorire il miglioramento delle condizioni di produzione e trasformazione nel settore delle canapa”.

All’inizio del 1900, in Italia coltivavamo più di 100.000 ettari di canapa. Nel 2016 ne abbiamo coltivati meno 3mila. Speriamo che questa legge possa essere un supporto per i nostri agricoltori ed una speranza per la nascita di un economia più attenta all’ambiente ed al futuro con l’obiettivo di tornare a produrre in grandi quantità la miglior canapa del mondo.

Si può vendere Cannabis Light nei locali, nei caffè, nei pub, nei bar e nelle discoteche? Cosa dice la legge?

Legalmente la commercializzazione della cannabis è sancita principalmente da una sola legge italiana: la 242 del 2016. Questa legge nasce con l’intento di regolamentare la coltivazione di canapa in Italia e conseguentemente, accettando la possibilità della coltivazione a scopo lucrativo, ne sancisce anche la legalizzazione della vendita. Non esistono requisiti o certificazioni specifiche che l’esercente commerciale deve ottenere per vendere il prodotto, ma solo certificazioni relative alla qualità e alla provenienza della merce.
Infatti in Italia è possibile vendere legalmente solo cannabis dalle caratteristiche specifiche, ovvero della tipologia Sativa e proveniente da sementi certificate (deve essere garantita dal produttore) aventi un livello di THC inferiore allo 0,6%, ovvero il limite massimo tollerato dalla legge italiana.

L’uso di Cannabis Light all'interno di locali ricreativi: cosa dice la legge?

Ma se è vero che la cannabis (con determinate caratteristiche) può essere venduta legalmente da ogni tipologia di esercizio commerciale senza incorrere in procedimenti penali, è anche vero che le destinazioni d’utilizzo specificate dalla legge non comprendono la combustione ad uso ricreativo che è attualmente illegale.

Quindi si, è possibile commercializzare legalmente Cannabis Light anche in locali (diurni e notturni come bar, caffè discoteche e pub) ma l’incentivarne il fumo tra i clienti è un’altra storia, una storia ancora completamente illegale. Perché attualmente la cannabis viene venduta come prodotto da collezione o come deodorante per l’ambiente (attività che non richiedono una relativa normativa sanitaria per essere svolte), quindi suggerire ai propri compratori di fumare la cannabis acquistata all’interno del proprio esercizio potrebbe avere esiti legalmente negativi per l’esercente; mentre vendendola con un’altra destinazione d’uso sarà il cliente, una volta uscito dal negozio, a decidere quale utilizzo destinare al prodotto in questione. Quindi se il rivenditore non ha responsabilità per quello che succede esternamente, le ha per quello che avviene all’interno del locale di sua proprietà.
Tutto ciò accade a causa di un vuoto legislativo che, per l’appunto, non accenna al consumo per combustione di prodotti derivati dalla cannabis e che al momento sta creando irrequietezza e parecchia confusione in chi vorrebbe cimentarsi in questo nuovo business e nei consumatori stessi.
Diverso il caso di alcuni esempi di locali che hanno inserito nella loro struttura una stanza riservata al consumo di cannabis terapeutica per i pazienti legalmente autorizzati assumere prodotti a base di cannabis per motivi terapeutici e quindi in possesso di prescrizione medica.
In definitiva: basta una licenza generica di commercio per vendere Cannabis Light in un pub, un bar o una discoteca, senza la necessità di alcuna autorizzazione. Fate attenzione però alla destinazione d’uso.
L’Italia ha una lunga tradizione nella produzione della canapa, che un tempo era coltivata un po’ in tutto il Paese per produrre risorse tessili ma anche alimentari. Dopo un lungo periodo di oblio questo business ha nuovamente preso piede anche nel Bel Paese e la canapa è stata definitivamente riabilitata soprattutto nel settore food, grazie alle sue strabilianti risorse nutrizionali.

Il THC nella canapa alimentare, cosa dice la legge

A livello europeo sono ancora in via di definizione linee chiare condivise sui limiti di THC (la sostanza responsabile dell’effetto psicoattivo della cannabis) ammissibili negli alimenti a base di canapa.
La normativa italiana sulla canapa ha finalmente avuto riconoscimento con l’approvazione della Legge n. 242 sulla Canapa del 2 dicembre 2016, che rende possibile la coltivazione in territorio italiano di colture di canapa provenienti da sementi certificate a livello europeo con un contenuto di THC inferiore a 0,2%. Allo stesso tempo la legge n.242 alza la soglia di tolleranza (in caso di controllo sul THC) allo 0,6%.
Va sottolineato che i semi di canapa non contengono THC, pertanto il loro consumo è autorizzato in Italia; è addirittura è lo stesso Ministero della Salute a spronarne la diffusione, in una Circolare Ufficiale del 22 maggio 2009 con la quale ha legittimato in Italia l’uso alimentari del seme di canapa, dichiarando sulla base delle indicazioni dell’Istituto Superiore della Sanità che

la possibilità di rilevare tracce (di THC) nei prodotti di lavorazione (farine e oli) è esclusivamente dovuta a contaminazione di organi fiorali e all’adozione di inidonee pratiche di mondatura del seme.

Infatti della canapa si mangiano i semi, privi di THC, e non le infiorescenze che invece il THC lo contengono.
Cannabis Light e sigarette elettroniche. A legare questi due business c’è un filo molto evidente; entrambi i mercati sono letteralmente scoppiati nel giro di pochissimo tempo e in seguito alla grande attenzione di media e consumatori hanno ricevuto anche le meno lusinganti attenzioni dello stato o delle forze dell’ordine; questi in un modo o nell’altro hanno spesso cercato di mettere i bastoni tra le ruote a giovani imprenditori sempre attenti a investire sulle novità più promettenti.
Ma i destini del mondo delle sigarette elettroniche e di quello della Cannabis Light non si incrociano solo per le disavventure legislative che li accomunano, ma anche per la scelta di molti negozi affermati di sigarette elettroniche di includere anche la vendita di Cannabis tra le proprie attività.

Ma è legale nei negozi di sigarette elettroniche vendere Cannabis Light?

Se inizialmente alcuni impavidi imprenditori sparsi in tutta Italia hanno deciso di sfidare l’opinione pubblica (ancora incredula per l’avvenuta legalizzazione) diventando rivenditori esclusivi di Cannabis Light, oggi molti di coloro che decidono di intraprendere questo business hanno già esercizi commerciali attivi come tabaccherie, pub o caffè. Ma, vista la vicinanza tra i due settori, anche molti negozianti che si occupano di sigarette elettroniche hanno deciso di aprirsi anche alla Cannabis legale.

Cosa dice la legge italiana sulla vendita di Cannabis Light?

La vendita di Cannabis light è consentita per gli esercizi commerciali senza necessità di specifiche autorizzazioni. Questo significa che chi vuole vendere la nostra amata Cannabis legale nei negozi di sigarette elettroniche non ha necessità di acquisire alcuna licenza né autorizzazione specifica. Deve solo rispettare la legge comprando un prodotto certificato. La legge 242/2016, che regola le questioni riguardanti la canapa industriale (non parlando in modo troppo specifico della vendita quanto della coltivazione) insieme con la recente circolare pubblicata dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, chiarisce i termini per cui un prodotto a base di Cannabis risulta legale e commerciabile, ovvero che la percentuale certificata dal produttore di THC (principio attivo a cui sono legati gli effetti psicoattivi della Cannabis) sia inferiore allo 0,6%. Il limite vero e proprio di THC sarebbe 0,2%, ma secondo la legge la tolleranza in caso di controlli e test di laboratorio ammette alla legalità fino allo 0,6%. Oltre al livello di THC il prodotto acquistato deve essere certificato in conformità alla leggi italiane ed europee che prevedono la commercializzazione solo di determinate tipologie di piante di canapa, ovvero quelle appartenenti alla famiglia della Cannabis Sativa.
La prima responsabilità del rivenditore è nella necessità di scegliere solo prodotti certificati ed etichettati dal produttore come adatti alla vendita e quella di conservare le ricevute del prodotto per un anno dall’acquisto e per tutto il periodo in cui la merce permane nel negozio. Con queste precauzioni il rivenditore non può avere alcun problema a livello legale: le forze dell’ordine possono in qualsiasi momento effettuare sequestri e test su merce sospetta, ma il commerciante non verrebbe ritenuto responsabile qualora i prodotti in vendita (in possesso delle specifiche certificazioni) dovessero risultare non in linea con i livelli di THC previsti dalla legge.

La Cannabis Light non si fuma!

Quindi il negozio di sigarette elettroniche può senza problemi diventare rivenditore di Cannabis Light, con una precisazione sulla destinazione di utilizzo delle infiorescenze. Dovranno infatti essere etichettate e vendute solo come oggetti per collezionismo, per scopi ornamentali o ad esempio come deodoranti per ambiente. Tutte attività che implicano l’assunzione a scopo ricreativo, che per ora non è stata ancora presa in considerazione o normata dal governo italiano, risultano essere quindi illegali. Il commerciante non verrà comunque ritenuto responsabile in caso vengano riscontrati – lontano dal suo negozio – utilizzi diversi da quelli da lui indicati nelle etichette della merce.
Sono in arrivo nuove regole e riconoscimenti per il mercato della canapa. Il 23 maggio 2018 il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (detto Mipaaf) con una circolare pubblicata sul proprio sito internet ufficiale ha contribuito a chiarire alcune tra le regole di attuazione previste per la legge n.242 del 2 dicembre 2016.
Questa neo pubblicata circolare ha come obiettivo una regolamentazione più dettagliata della coltivazione e commercializzazione nell’ambito del florovivaismo della canapa della varietà Cannabis Sativa.

La nuova circolare del Ministero dell’Agricoltura sulla legalità della Cannabis Light

La circolare ribadisce che la coltivazione è consentita senza necessità di autorizzazione per le varianti che risultano certificate per livello di THC inferiore allo 0,2%, ma che in fin dei conti vengono tollerati (senza conseguenze legali per il coltivatore in caso di controllo da parte delle forze dell’ordine) livelli inferiori allo 0,6%. Qualora, in seguito ad accertamenti, venga confermato che il contenuto di THC delle piante/semi in questione risulti superiore al limite dello 0,6%, l’autorità giudiziaria può disporre senza ostacolo alcuno il sequestro o la distruzione delle coltivazioni o dei prodotti.
Le specifiche riguardanti la normativa della coltivazione di canapa nell’ambito del settore florovivaistico ribadiscono la necessità di certificazione del seme (con obbligo di conservare le ricevute di acquisto e le etichettature per tutta la durata della permanenza della semente stessa presso l’azienda di produzione e per un anno intero dall’acquisto). Nel testo della circolare viene specificato che la riproduzione agamica (detta anche riproduzione asessuata o moltiplicazione vegetativa) non è permessa per le colture destinate al commercio e che la vendita di piante di canapa a scopo ornamentale non richiede alcun tipo di autorizzazioni specifiche. Le importazioni con scopo di vendita di piante di canapa provenienti dall’estero secondo il Ministero dell’agricoltura non rientreranno nell’ambito di applicazione della legge italiana vigente, ma sono suscettibili alle normative U.E. e della nazione di provenienza.

Il Ministero dell’Agricoltura parla di INFIORESCENZE

Oltre a ribadire la totale legalità del commercio della Cannabis Light, questa circolare è un importante passo avanti perché parla per la prima volta di una parola che ci sta particolarmente a cuore. Questo riferimento, che si trova scritto nero su bianco proprio al termine della circolare, non può che saltare all’occhio di chi è come noi in questo business da un po’ e ne conosce i proverbiali cavilli: infiorescenze. Nel testo del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (detto Mipaaf) viene utilizzato il termine che indica con chiaro riferimento una parte specifica della pianta di cannabis, il fiore. La circolare precisa che, benché questo prodotto della pianta non venisse citato dalla legge del 2 dicembre 2016, le inflorescenze “rientrano nell’ambito delle coltivazioni destinate al florovivaismo, purché tali prodotti derivino da una delle varietà ammesse, iscritte nel Catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole, il cui contenuto complessivo di THC della coltivazione non superi i livelli stabiliti dalla normativa, e sempre che il prodotto non contenga sostanze dichiarate dannose per la salute dalle Istituzioni competenti”. Di sicuro vedere comparire la parola infiorescenze in un testo legislativo ci dà una certa soddisfazione. Perché in questo modo vediamo restituita almeno in parte l’importanza e la consistenza che questo business ha per noi e per i tantissimi altri imprenditori che in questi anni hanno creduto e perseverato in questo settore senza sentirsi toccati più di tanto da diffamazione e ostruzionismo sistematico.
La verità è che i numeri parlano chiaro e continuare a chiudere gli occhi davanti ad una realtà tanto esplicita non è più possibile, nemmeno per le istituzioni, certo questa circolare è solo un piccolo passo, che nasconde comunque alcune prese di posizione governative opinabili e poco chiarificanti, ma per ora ci accontentiamo di festeggiare e celebrare la tardiva accettazione delle nostre amate inflorescenze.

Posso risultare positivo ai test se uso l’olio CBD?

Le concentrazioni di THC nell’olio di canapa sono talmente basse da non avere alcun effetto sulla persona: le piante di canapa industriale (Cannabis sativa) contengono generalmente solo tracce del THC contenuto nelle piante di marijuana. Il THC è il cannabinoide rilevato dai test antidroga. Questi test cercano infatti, nella fase iniziale, i prodotti metabolici del THC presenti in un campione di urina. Il test utilizza gli anticorpi per rilevare il THC e il metabolita che produce, noto col nome piuttosto complicato di ‘11-nor-delta9-caboxy-THC (THC-COOH)’. Se il test iniziale rileva la presenza nell’urina di una quantità di tale sostanza maggiore di 50 nanogrammi (ng), viene eseguita una prova di gascromatografia / spettrometria di massa (GC / MS) per confermare il risultato. Questi test mirano quindi a rilevare la presenza del metabolita 11-nor-THCCOOH e non sono sensibili ad altri cannabinoidi, tra cui il CBD.

Mi posso sballare con l’olio CBD?

Il CBD non è psicoattivo, ciò vuol dire che non ci si può “sballare” o intossicare consumando l’olio CBD o altri prodotti naturali e non trattati derivanti dalle piante di canapa industriale. I nostri prodotti CBD sono prodotti da canapa industriale, che contiene solo tracce di THC (inferiori allo 0,2%), e non possono quindi avere effetti psicoattivi.

Aspetti Salutistici

Caratteristiche della canapa alimentare

In generale i prodotti alimentari a base di canapa sono un concentrato di proteine, vitamine e grassi insaturi. La canapa è riconosciuta e apprezzata a livello internazionale per essere ricca di tutte le tipologie di amminoacidi essenziali, in particolare i semi di canapa sono un alimento molto nutriente, largamente utilizzato in tutto il mondo come supporto di tipo proteico alle diete vegetariane.
I semi di canapa possono essere considerati un vero e proprio integratore naturale. Come abbiamo già accennato sono un’ottima fonte proteica e di aminoacidi ma soprattutto offrono un basso il contenuto di carboidrati con un moderato apporto di fibre. Il contenuto di minerali e vitamine nei semi di canapa è davvero elevato: sono abbondanti soprattutto le vitamine del gruppo B, la vitamina E, il ferro, lo zinco, il fosforo, il magnesio, il potassio e il calcio. Tutto ciò con un basso contenuto di sodio, circa 5 mg per 100 gr di prodotto. Il seme decorticato è il prodotto più nobile che la canapa ha da offrire in cucina e ha svariate possibilità di utilizzo: può essere consumato al naturale, cotto nelle zuppe, si possono creare nutrienti barrette energetiche o macinarlo per farne farine molto versatili indicate anche per l’alimentazione dei celiaci o per chi necessita di diete a basso contenuto calorico.
Dal punto di vista alimentare oltre ai semi è molto diffuso l’utilizzo di olio di canapa da usare come condimento e anche delle foglie. Fra le diverse proprietà della canapa c’è anche quella di essere un ottimo sostituto del luppolo per la produzione di birra. Una buona notizia per i microbirrifici del Sud, visto che il luppolo non apprezza climi troppo caldi mentre la canapa può essere coltivata con successo anche nel sud Italia.

Che cos'è il CBD?

Che cos’è il CBD? La canapa è una pianta che ha sempre trovato impiego nei più svariati ambiti, da quello ricreativo, a quello terapeutico, fino a quello della moda. Detto questo, mi sembra che non ci sia da stupirsi che le prime coltivazioni risalgano a più di 5000 anni fa, probabilmente in Asia Centrale. Si ipotizza che sia arrivata in Europa almeno nel 500 A.C.
Millenni insieme e ancora ci stupisce!
La canapa è sempre stata al centro di dibattiti e discussioni, ancora di più dopo il boom dell’utilizzo di marijuana medicinale e di conseguenza, l’esponenziale aumento di campagne di legalizzazione. La canapa contiene più di 400 composti naturali, tra i quali si distinguono due principali gruppi di molecole con proprietà attive: i terpeni e i cannabinoidi. I terpeni sono biomolecole che conferiscono alle diverse varietà di cannabis i loro sapori caratteristici. I cannabinoidi invece, sono sostanze chimiche di origine naturale in grado di interagire con i ricettori del nostro sistema endocannabinoide (ECS).
Fino ad oggi sono stati identificati più di un centinaio di cannabinoidi presenti nella canapa, e il CBD è uno di questi.

IL CBD NON SBALLA!

Il CBD, o per essere maggiormente corretti Cannabidiolo, viene scoperto negli anni ’40 dal Dr. Raphael Mechoulam, chimico organico e Professore di medicina all’Hebrew University of Jerusalem in Israele. Mechoulam si dedicò allo studio della cannabis e dopo il THC isolò la molecola del CBD, che sin da subito sorprese lo scienziato per le sue elevate potenzialità officinali.
Il CBD è il cannabinoide più abbondante nella cannabis dopo il THC. La sua fama negli ultimi anni è salita a livelli altissimi, infatti ha incontrato il consenso dei consumatori dopo le svariate dimostrazioni delle sue proprietà terapeutiche in trattamenti per il dolore, il sonno o l’ansia. La sua caratteristica fondamentale è che il CBD non è un cannabinoide psicoattivo, non influisce minimamente su stato d’animo, coscienza e facoltà mentali.

Come funziona il CBD?

Il corpo umano possiede un sistema endocannabinoide (ECS) con recettori sparsi principalmente nel cervello, nel sistema nervoso (CB1) e nel sistema immunitario (CB2). Quando parliamo di cannabis, per le conoscenze acquisite fino ad ora e del suo effetto sul sistema nervoso centrale (effetto psicoattivo), ci riferiamo al modo in cui sia il CBD che il THC hanno di interagire con questi due recettori.
Il CBD in queste reazioni è considerato antagonista del CB1, infatti al contrario del THC non interviene né nell’attivazione e né nello spegnimento di questo ricettore, ma ne modera le azioni. Questi non sono gli unici ricettori a reagire al cannabidiolo, infatti si è dimostrato che alte concentrazioni di CBD attivano il 5-HT1A (ricettore della serotonina), esercitando effetti antidepressivi. Andrebbe sottolineato che il CBD non ha nessun effetto sui nostri processi fisiologici, ma entra in azione solo quando si verificano “sconvolgimenti” dell’ECS (sistema endocannabinoide), come dolore, alti livelli di ansia o la presenza di un altro cannabinoide, per sedarne gli effetti.
Infine vari studi hanno dimostrato gli svariati effetti positivi del cannabidiolo:
– Antinfiammatorio
– Anti-ossidante
– Neuroprotettivo
– Ansiolitico
– Antidepressivo
– Analgesico
– Agente Antitumorale
– Neurolettico

Come agisce il CBD sul nostro metabolismo?

CBD E METABOLISMO

Come agisce il CBD sul nostro metabolismo? Dagli anni 90′ ad oggi il CBD, o cannabidiolo, ha incuriosito molti ricercatori, diventando argomento di diversi studi scientifici, tra cui il possibile rapporto con il nostro metabolismo.
Il CBD è un cannabinoide non-psicoattivo ed è il secondo, dopo il THC, presente in maggior percentuale nella cannabis, ed e il primo nella canapa industriale. Ha un’enorme quantità di effetti sul nostro organismo, dimostrando così, la sua possibilità di interagire con vari processi fisiologici. A questo punto sorge spontanea la domanda:

IL CBD INFLUENZA IL METABOLISMO?

La risposta è SI! Svariate ricerche hanno dimostrato che il CBD interagisce direttamente sul metabolismo. Nel 2016 è stato pubblicato sul giornale scientifico “MOLECULAR AND CELLULAR BIOCHEMISTRY” uno studio condotto da un gruppo di scienziati coreani sugli effetti del cannabidiolo sui preadipociti (cellule adipose non ancora giunte a maturazione), dove vengono illustrati gli effetti del CBD sull’imbrunimento del “grasso bianco” e sui depositi di grasso.

IMBRUNIMENTO DEL GRASSO: DA GRASSO BIANCO A GRASSO BRUNO

Il “Grasso Bianco” è quello presente in percentuale maggiore e tende ad accumularsi inizialmente attorno dell’addome, per poi espandersi al resto del corpo. Le cellule presenti nel nostro metabolismo che lo compongono sono metabolicamente attive, dato che sintetizzano i trigliceridi e li immagazzinano, anche quando il nostro organismo non ne ha bisogno. Il “Grasso Bruno”, invece, quando il corpo si trova in condizioni di stress termico rilascia energia, cioè brucia calorie. Tra le cause delle variazioni di temperatura corporea c’è anche l’assunzione di troppe calorie. Ed è in queste condizioni che il nostro metabolismo innesca reazioni nel grasso bruno per le quali vengono bruciate calorie. Per questo viene considerato grasso “buono”. Dalla ricerca è emerso che il CBD potrebbe aiutare a trasformare il grasso bianco in grasso bruno.

COME INTERAGISCE IL CBD CON IL NOSTRO METABOLISMO?

Il CBD interagisce con il nostro organismo tramite il Sistema Endocannabinoide (ECS), scoperto negli anni ’60 durante ricerche fatte per studiare gli effetti del THC. E’ costituito da sostanze chimiche, recettori ed enzimi metabolici ed è coinvolto in molti processi fisiologici, tra cui il metabolismo. Da uno studio del 2008 è emerso che sarebbe in grado infatti, di stimolare specifiche aree del corpo legate proprio al metabolismo.
Di natura, l’ECS entra in contatto con il nostro corpo tramite due cannabinoidi endogeni (cioè interni al nostro corpo) conosciuti come anandamide, anche chiamata “la molecola delle felicità” e 2-AG (2 – arachidonoilglicerolo) che a loro volta interagiscono con due ricettori, CB1 e CB2, presenti nel cervello, nel tratto digestivo e nel tessuto adiposo. Quindi il CBD, tramite l’ECS, può stimolare questi due ricettori, aiutando così la metabolizzazione delle sostanze assorbite dagli alimenti durante la digestione.

ALTRE SCOPERTE

1. Il CBD stimola i geni e le proteine coinvolti nella scomposizione dei grassi
2. Il CBD aumenta il numero e il grado di attività dei mitocondri, aumentando di conseguenza la capacità dell’organismo di bruciare calorie
3. Il CBD riduce l’espressione delle proteine coinvolte nella creazione di nuove cellule grasse

Detto ciò è essenziale riconoscere che le informazioni che abbiamo riguardo a cannabinoidi, sistema endocannabinoide e al loro effetto sul metabolismo rappresentano una piccola parte di tutto quello che ancora c’è da sapere.
E’ quindi necessaria una grande ricerca per comprendere appieno come i cannabinoidi possano influenzare il nostro metabolismo.

Il CBD e lo sport

CBD rimosso dalla lista nera dello sport.

CBD e lo SPORT. Voglio iniziare non elencando i numerosi effetti benefici e le svariate proprietà officinali che differenziano il CBD dal resto dei cannabinoidi che conosciamo, ma con una notizia di appena qualche mese fa:

L’ Agenzia Mondiale Anti-Doping (WADA) ha ufficialmente rimosso il CBD dalla lista per il 2018 delle sostanze proibite.

L’Agenzia Mondiale Anti-Doping è una fondazione pubblico-privata che si propone di coordinare la lotta contro il doping nello sport. Ogni anno nel mese di settembre stila una lista di sostanze proibite agli sportivi che entrerà in vigore dall’anno successivo.
Dal 1 Gennaio2018 il cannabidiolo non è più sostanza dopante nel mondo dello sport.
Decisione supportata dai numerosi dati forniti dalla scienza che confermano gli effetti benefici del CBD soprattutto in caso di infortunio e dopo attività sportive ad alto impatto fisico. Fanno parte degli sport con un alto livello di stress per il nostro fisico le ultramaratone, gli sport di contatto come lotta, pugilato o il football americano.

Ma quali sono questi effetti benefici del CBD?

EFFETTO ANTINFIAMMATORIO ED ANALGESICO.

Già note sono le proprietà antinfiammatorie ed analgesiche del cannabidiolo, per questo è indicato per velocizzare la fase di recupero dopo qualsiasi attività sportiva. Per i suoi effetti rigeneranti e rilassanti è consigliato per persone che soffrono di dolori cronici o infiammazioni. Per esempio, molti sono i casi di utilizzo tra i giocatori di football americano, sport con un alto livello di stress per il fisico, e che comporta nel tempo pesanti conseguenze sullo stato di salute degli atleti.

RECUPERO FISICO TRAMITE IL CBD

Il CBD è indicato per la fase di recupero muscolare post sport, soprattutto in quei momenti in cui la stanchezza è maggiore. Al termine dell’attività sportiva è infatti indispensabile impedire la concentrazione di acido lattico rilassando i muscoli. Così questa molecola, estratta dalla Cannabis, potrebbe intervenire sul recupero dell’organismo tramite l’azione sui ricettori del nostro sistema endocannabinoide.

RIEQUILIBRIO DEL SONNO

E’ bene sapere che tra sonno e sport esiste un legame fortissimo. Lo sport aiuta il sonno ed il sonno aiuta gli sportivi. Durante il sonno vengono riparate le fibre muscolari dei muscoli lesionati grazie all’ormone della crescita. Durante la fase REM il corpo rallenta, ripristina gli organi, costruisce ossa e produce cellule immunitarie. E’ importante ricordare però, che un’intensa attività fisica prima di addormentarsi può ostacolare il nostro sonno. Svariati studi hanno dimostrato che l’utilizzo di CBD può calmare gli effetti di adrenalina e stress, regolarizzando quindi, il sonno.

RELAX DELLA MENTE

Il CBD aiuta ad alleviare gli stati di ansia generalizzata, così come lo sport. Insieme potrebbero darci benefici mentali, nonché fisici importanti. Ma è anche vero che lo sport praticato in maniera sbagliata ci può essere causa di ansia e stress sia per la nostra mente che per il nostro corpo. Può capitare che un’attività sportiva, come una gara, sia per noi motivo di ansia, causata dalla pressione della competizione o delle aspettative. Ciò ci impedirebbe di vivere quest’esperienza in maniera positiva, e qui il CBD ci può aiutare!

Se non ci si sente sicuri sulle modalità di utilizzo del CBD chiedete informazioni al vostro medico. In commercio potrete trovare differenti prodotti a base CBD come l’olio di cbd o le capsule.

IL CBD NON SBALLA!

Il CBD, o per essere maggiormente corretti Cannabidiolo, viene scoperto negli anni ’40 dal Dr. Raphael Mechoulam, chimico organico e Professore di medicina all’Hebrew University of Jerusalem in Israele. Mechoulam si dedicò allo studio della cannabis e dopo il THC isolò la molecola del CBD, che sin da subito sorprese lo scienziato per le sue elevate potenzialità officinali.
Il CBD è il cannabinoide più abbondante nella cannabis dopo il THC. La sua fama negli ultimi anni è salita a livelli altissimi, infatti ha incontrato il consenso dei consumatori dopo le svariate dimostrazioni delle sue proprietà terapeutiche in trattamenti per il dolore, il sonno o l’ansia. La sua caratteristica fondamentale è che il CBD non è un cannabinoide psicoattivo, non influisce minimamente su stato d’animo, coscienza e facoltà mentali.

Come funziona il CBD?

Il corpo umano possiede un sistema endocannabinoide (ECS) con recettori sparsi principalmente nel cervello, nel sistema nervoso (CB1) e nel sistema immunitario (CB2). Quando parliamo di cannabis, per le conoscenze acquisite fino ad ora e del suo effetto sul sistema nervoso centrale (effetto psicoattivo), ci riferiamo al modo in cui sia il CBD che il THC hanno di interagire con questi due recettori.
Il CBD in queste reazioni è considerato antagonista del CB1, infatti al contrario del THC non interviene né nell’attivazione e né nello spegnimento di questo ricettore, ma ne modera le azioni. Questi non sono gli unici ricettori a reagire al cannabidiolo, infatti si è dimostrato che alte concentrazioni di CBD attivano il 5-HT1A (ricettore della serotonina), esercitando effetti antidepressivi. Andrebbe sottolineato che il CBD non ha nessun effetto sui nostri processi fisiologici, ma entra in azione solo quando si verificano “sconvolgimenti” dell’ECS (sistema endocannabinoide), come dolore, alti livelli di ansia o la presenza di un altro cannabinoide, per sedarne gli effetti.
Infine vari studi hanno dimostrato gli svariati effetti positivi del cannabidiolo:
– Antinfiammatorio
– Anti-ossidante
– Neuroprotettivo
– Ansiolitico
– Antidepressivo
– Analgesico
– Agente Antitumorale
– Neurolettico

Processi produttivi e di trasformazione

Estrazione dell'olio di canapa

I metodi di estrazione sono vari, ne citiamo tre:

  1. Estrazione con olio vettore.

    L’olio di semi di canapa viene utilizzato come vettore, cioè si fa trasportatore dei principi attivi contenuti negli oli essenziali.

  2. Estrazione con CO2 o subcritica.

    è considerato il metodo di estrazione più sicuro, scientifico e igienico degli altri. Questo metodo di estrazione prevede temperature estremamente alte o basse affinché i cannabinoidi abbiano un ambiente protettivo in cui conservarsi o isolarsi. Ciò permette ai cannabinoidi di mantenere la propria integrità e quindi una maggiore qualità del prodotto finale.

  3. Estrazione con solvente.

    metodo utilizzato soprattutto da piccoli produttori di olio di CBD per via dei costi contenuti, strumentazione facilmente reperibile e semplicità del processo di estrazione. I solventi utilizzati sono butano, alcol di cereali, alcol isopropilico, esano ed etanolo. Quindi ne consegue che sia anche il metodo più pericoloso.

In conclusione possiamo affermare che tra i tre metodi di estrazione citati quello che assicura un prodotto finale di qualità è con ogni probabilità l’Estrazione con CO2 o subcritica.

Consiglieresti di produrre canapa?

Sicuramente sì: è una gran pianta che ha ottimi valori per quello che riguarda ad esempio il discorso alimentare e nutraceutico. Inoltre arricchisce anche il terreno: al di là di come va il raccolto ed indipendentemente da ciò che sarà seminato nell’anno successivo si avrà facilmente un raccolto migliore del 10/20%.

Come vedi il futuro della canapa?

Il futuro della canapa molto bene, quello della canapa italiana non saprei, ad oggi esiste ancora molta filosofia ma poca pratica, malgrado le tante parole restiamo ancora molto indietro rispetto al resto dell’Europa e soprattutto della Cina nostro maggior competitor, non sulla qualità ma purtroppo sui prezzi. La legge sicuramente dà delle certezze in più agli agricoltori ma ci sono ancora dei punti oscuri come per le estrazioni dei cannabinoidi e le infiorescenze ad esempio. Ed anche il fatto di aver tolto l’obbligo di comunicazione alle forze dell’ordine potrebbe risultare un problema perché magari di fronte a piccoli appezzamenti difficilmente classificabili come “industriali” le forze dell’ordine potrebbero non essere cosi “tranquille” con il rischio di creare maggiore confusione nel settore; infatti noi consigliamo comunque di continuare a presentare la denuncia di avvenuta semina. Sarebbe stato molto importante ad esempio inserire la possibilità di seminare il seme auto prodotto almeno per il primo anno, per diminuire i costi delle aziende agricole e per sdoganarci definitivamente dall’attuale monopolio dei semi da riproduzione in mano ai francesi, ma la legge non ha premiato il settore mantenendo le vecchie regole.

quanto si produce mediamente da una pianta e da un ettaro?

Dalle esperienze finora fatte dipende innanzitutto dal numero di piante che si mettono a metro quadro. In genere si piantano una o due per metro quadro: se ne metto una saranno 10mila piante ad ettaro, con due saranno 20mila. Una densità giusta è quella di 2 piante a metro quadro circa, dalle quali, con le varietà attualmente disponibili e le giuste tecniche di coltivazione, è possibile ottenere circa 5/600 chilogrammi ad ettaro di prodotto secco.

E quanto si guadagna con le produzioni outdoor?

Dipende da diverse variabili, come ad esempio il canale commerciale. Innanzitutto non è semplice venderle, perché è difficile trovare chi le compra e in quantità rilevanti. Attualmente il mercato ha bisogno di prodotto, ma di una quantità ancora limitata. Se tutti si mettessero a produrre cannabis light andremmo in sovrapproduzione. L’anno scorso i prezzi variavano dai 60 euro al chilo, per il prodotto più scarso con i semi, per arrivare anche ai 3/400 euro al chilo, magari di piccoli appezzamenti e le produzioni migliori anche a 500 euro. I prezzi variavano in base alla bellezza ed alla compattezza del fiore, alla presenza o meno di semi e al contenuto di CBD. Un buon fiore senza semi e con un buon contenuto di CBD ha spuntato prezzi molto buoni. E’ un mercato altamente volatile ed è difficile capire come andrà. Quest’anno bisognerà vedere quanta ne verrà prodotta ed il livello qualitativo. Arriveranno moltissimi produttori e bisognerà capire non solo chi comprerà questo prodotto, ma se ci sarà richiesta sufficiente, con il rischio che i prezzi calino. Se no, così come succede per il seme, ci saranno le aziende agricole che, invece che vendere la propria produzione, inizieranno a creare i propri brand per avere un ricavo maggiore.

Cosa sono i cannabinoidi?

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